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Djokovic eguaglia Federer a 39 anni. Qual è la tua scusa per non giocare?

von Stefano Pesce, Founder PlaySportMate · 2026-07-03 · 6 Min.

Venerdì 3 luglio, day 5 di Wimbledon 2026: Novak Djokovic elimina Arthur Rinderknech in oltre tre ore di partita (7-5, 6-4, 1-6, 7-6) e arriva a 105 vittorie nel torneo, eguagliando il record maschile all-time di Roger Federer. Poche ore dopo Jannik Sinner chiude i conti con Jenson Brooksby in due ore e un quarto (6-4, 6-3, 6-4, 13 ace) e vola agli ottavi.

Sono due partite diverse per tutto (età, stile, punteggio), ma raccontano la stessa cosa a chi il tennis lo gioca il sabato mattina su un campo qualunque, non all'All England Club.


A 39 anni, ancora a caccia di record

Djokovic ha 39 anni. Ha vinto il primo set 7-5, il secondo 6-4, poi si è fatto rimontare un set intero (1-6) prima di chiuderla al tie-break del quarto. Non una passeggiata: tre ore abbondanti contro un avversario che sul servizio non concede niente. Con quella vittoria arriva a quota 105 successi a Wimbledon, tanti quanti Federer nella storia del torneo — solo Martina Navratilova, tra tutti i giocatori, ne ha di più (120). Al prossimo turno, contro il qualificato Roman Safiullin, Djokovic può prendersi il record da solo.

Il punto non è il tennis di altissimo livello in sé — è che a 39 anni si può ancora competere per un record che nessuno pensava raggiungibile due decenni fa. Se hai smesso di giocare a tennis a 35 pensando che "ormai è tardi", questo weekend è un buon momento per rivedere quell'idea.


Il ranking non gioca la partita

La notizia meno raccontata di giornata è un'altra: Daniil Medvedev è uscito contro Jan-Lennart Struff, numero 74 del mondo. E Rafael Jodar è stato eliminato da Shintaro Mochizuki, qualificato giapponese numero 151 ATP: al quarto turno troverà proprio Sinner.

Sulla carta, in entrambi i casi, il pronostico diceva l'opposto di quello che è successo. Succede quasi ogni giornata di uno Slam: un giocatore con dieci, cinquanta, cento posizioni di ranking in meno trova la giornata giusta e vince.

Vale anche fuori dai tornei che contano. Il livello dichiarato su un profilo, il "gioco da tre anni" o il "sono scarso" che qualcuno ti dice prima di scendere in campo, dicono pochissimo su come andrà davvero quella partita specifica. Il ranking — vero o percepito — non gioca al posto tuo. Ci si siede troppo spesso fuori dal campo per paura di un mismatch che, statisticamente, è molto meno probabile di quanto sembri.


Sinner, il mestiere fatto bene

Sinner-Brooksby è stata la partita meno spettacolare della giornata, e proprio per questo la più istruttiva. Sinner ha trovato il primo break al settimo gioco del primo set (la prima volta in questo torneo che gli serve così tanto per sbloccarsi), poi ha gestito senza mai concedere davvero la partita, chiudendo in tre set netti con 13 ace.

Nessun colpo di scena, nessuna rimonta drammatica. Solo un livello costante mantenuto per due ore e un quarto, contro un avversario che ha comunque giocato una buona partita. L'abitudine — presentarsi, giocare al proprio livello, ripetere — batte l'episodio isolato quasi sempre. Vale ai Championships, vale anche se il tuo campo è quello dietro casa.


Cosa c'entra tutto questo con la tua partita di sabato

Ogni Slam produce due settimane in cui la voglia di tornare in campo sale. Ne avevamo già parlato quando Wimbledon è cominciato. Quello che il day 5 aggiunge è un dettaglio pratico: l'età e il livello dichiarato contano meno di quanto pensi, sia per continuare a competere sia per decidere se accettare una partita.

Se il problema è trovare qualcuno (del tuo livello reale, disponibile quando lo sei tu, non uno sconosciuto pescato a caso in un gruppo WhatsApp), su PlaySportMateil livello è un campo del profilo, non un'ipotesi. Crei l'account gratis, indichi tennis, il tuo livello e la zona, e vedi chi è disponibile vicino a te. Se invece vuoi misurarti in un contesto più strutturato, dai un'occhiata ai tornei amatoriali aperti nella tua città.

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Domande frequenti

Djokovic ha davvero eguagliato il record di Federer a Wimbledon?

Sì. Battendo Arthur Rinderknech al terzo turno (7-5, 6-4, 1-6, 7-6) il 3 luglio 2026, Novak Djokovic ha raggiunto quota 105 vittorie a Wimbledon, pareggiando il record maschile all-time di Roger Federer. Il record assoluto resta di Martina Navratilova con 120 vittorie.

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Come faccio a non finire a giocare con qualcuno troppo più forte o più debole?

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